martedì 30 settembre 2014

Commento del WWF dopo il clamoroso arresto di Sorgi


Il WWF: « Basta con i "re sole": servono regole chiare e trasparenza »

Questa mattina l’Abruzzo si è svegliato con la clamorosa notizia dell’arresto dell’alto dirigente della Regione arch. Antonio Sorgi a seguito di una inchiesta della Squadra Mobile della Questura di Pescara alla quale il WWF ha collaborato con un proprio esposto: decine di documenti per centinaia di pagine che hanno fornito agli inquirenti nuovi spunti e dettagli interessanti per il prosieguo delle indagini.

A qualche ora da quell’arresto il delegato regionale dell’associazione ambientalista, Luciano Di Tizio, torna sulla notizia per chiarire la posizione del WWF: “Al di là del nostro esposto, relativo soprattutto ad altre vicende con analogo svolgimento ma avvenute in luogo diverso rispetto a quella che ha portato all’arresto, ci preme porre l’accento sull’assurda gestione che c’è stata negli ultimi anni del Comitato per la Valutazione di Impatto Ambientale. Una gestione  che dovrà essere profondamente riformata, a garanzia del rispetto delle leggi e dei diritti dei cittadini. Le singole responsabilità dovranno essere valutate dalla magistratura, ma quello che è emerso nell’inchiesta avrà comunque conseguenze sul piano politico. Non basterà tuttavia cambiare le persone, scelta inevitabile e urgente, ma occorrerà anche modificare le regole, perché nessuno mai più possa essere considerato un “re sole”. I funzionari e i politici sono al servizio della collettività e non di se stessi, e perché questo semplicissimo principio abbia seguito occorrono normative chiare e tali da consentire una vera partecipazione e una vera trasparenza. È questo quello che il WWF Abruzzo chiede con forza al nuovo governo e al nuovo consiglio regionale”.


Domani, a margine della conferenza stampa già convocata (ore 10:30 presso Libreria Qui Abruzzo in via De Amicis 1/5 a Pescara) sulla deriva petrolifera e sulle osservazioni contro il progetto Elsa 2, il delegato regionale del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio presenterà ai giornalisti una serie di documenti per una riflessione sul funzionamento in questi anni del Comitato VIA della Regione Abruzzo in relazione alle ipotesi di reato emerse dall’inchiesta della Squadra Mobile della Questura di Pescara.



Pescara, 30 settembre 2014

Per informazioni

Luciano Di Tizio 3488130092

domenica 14 settembre 2014

WWF: "Difendiamo l'Adriatico Bene Comune Europeo"


WWF: "Difendiamo l'Adriatico Bene Comune Europeo"

Per impedire le morie di cetacei, tartarughe, il rischio petrolio e puntare su una ‘blue economy’ c’è una Strategia europea appena varata: urgente applicarla.
Lo spiaggiamento e la morte dei capodogli avvenuta nei giorni scorsi lungo le coste abruzzesi probabilmente vedrà le risposte arrivare tra molto tempo e anche nel caso in cui le autopsie ci mostrino eventuali danni legati ad attività di prospezione petrolifera, nessuno “confesserà” di essere stato in quei giorni e in quei luoghi a cercare petrolio da coltivare utilizzando potenti onde acustiche. Il WWF, infatti, dubita fortemente in un atto di tale trasparenza poiché in questi anni nell’Adriatico si sono susseguiti molti altri episodi, come altri capodogli spiaggiati, un’impressionante moria di tartarughe marine. Per tutti questi casi le indagini sono in corso e il WWF attende con fiducia i risultati, ma la morte di massa è sempre difficile da spiegare e nel proporre soluzioni occorre la massima cautela.

Tutti questi episodi, per ora ancora inspiegabili, impongono però una riflessione seria e costruttiva su un bene comune , il mare Adriatico, che per la prima volta da quest’anno è interamente circondato da paesi comunitari, grazie all’ingresso della Croazia in Europa ma sul quale sono concentrati forti interessi e attività che rischiano di diventare insostenibili dal punto di vista ecologico, e non solo.

L’Adriatico non può essere abbandonato all’anarchia, i portatori di interesse, gli stakeholders, devono confrontarsi, è indispensabile  una pianificazione territoriale marina che contempli lo sviluppo economico dell’area (che deve essere realmente  sostenibile) ed il mantenimento della biodiversità, intesa anche come serbatoio di risorse naturali con valore economico  (acciughe, vongole, triglie, naselli, sogliole, etc).

Esiste già uno strumento utilizzabile  ed è stato lanciato dalla Commissione Europea nel giugno del 2014 -   Strategia Europea “for the Adriatic and Ionian Region - a valle di un processo partito nel 2012, con l’adozione di una Strategia marina adriatico ionica e nel giugno del 2014 con la proposta di una Strategia d’attuazione. Oggi per la prima volta i paesi che si affacciano su questo bacino hanno tra le mani una soluzione  che, se adottata interamente e seriamente, è in grado di avviare una gestione moderna attraverso processi di pianificazione territoriale marina. Questo non solo è auspicato ma è richiesto con vigore in vista di una necessaria “blue economy”.


Senza queste regole i petrolieri continueranno a sgomitare per estrarre più petrolio possibile, gli albergatori vedranno a rischio il loro business, i pescatori vedranno deturpato il loro mare. Capodogli e tartarughe forse continueranno a morire  di certo il Mare Adriatico peggiorerà per tutti. E infine: a fianco delle strategie si deve avviare un cambio di cultura che renda i paesi consapevoli dello straordinario valore del nostro capitale naturale senza il quale non vi è benessere né sviluppo.

Ufficio Stampa WWF Italia, 02 83133233 - 329 8315718 - 06 84497213 - 349 0514472

venerdì 12 settembre 2014

Il caso dello spiaggiamento di 7 capodogli sulla spiaggia di Punta Aderci


Il WWF: "Si tratta di un inquietante segnale d'allarme
Basta con lo sfruttamento selvaggio del mare Adriatico"

“È un vero e proprio grido d’allarme, gravissimo in un bacino chiuso e di piccole dimensioni, che – questo il primo commento del WWF, dopo il clamoroso spiaggiamento di 7 capodogli sulla spiaggia di Punta Aderci a Vasto, affidato al delegato regionale per l’Abruzzo Luciano Di Tizio, - dovrebbe indurci a rivedere profondamento il nostro atteggiamento nei confronti del mare Adriatico”.

“Il nostro pensiero, anche se è chiaramente da confermare, – sottolinea Fabrizia Arduini, referente energia per il WWF Abruzzo - va all'intensa attività di ricerca geosismica attraverso l'air-gun da parte delle compagnie petrolifere, attualmente utilizzato soprattutto sulle coste dell'altra sponda dell’Adriatico. L'air-gun è una pratica che per l'intensità di suono prodotto nel sottofondo marino diviene micidiale per i cetacei e non solo, come dimostra una ampia letteratura a riguardo”. Anche i sonar militari, in particolare quelli a bassa frequenza, hanno conseguenze devastanti per il mare e sono causa diretta di spiaggiamenti di massa e di emorragie per la risalita eccessivamente rapida degli animali spaventati da suoni mai sentiti in mare. Le ricerche petrolifere, al di là del micidiale air-gun, provocano danni anche con altre attività: nel sito di Maria Rita D’Orsogna si legge, ad esempio, che nel 2008 circa 100 balene si spiaggiarono e morirono lungo le coste del Madagascar in conseguenza, come venne acclarato da uno studio indipendente, di stimolazioni acustiche connesse appunto alla ricerca di giacimenti nel fondo marino. Basta progetti inerenti gli idrocarburi in mare Adriatico, basta fiumi che riversano quotidianamente veleni: facciamo appello alle forze politiche e a tutte le Regioni che si affacciano su questo mare perché si attivino immediatamente per avviare la tutela, concretamente e non a chiacchiere, di un  fragilissimo ecosistema, fonte di vita di moltissime specie viventi compresa la nostra.


“La politica dello sfruttamento selvaggio – conclude  Luciano Di Tizio – non ci ha portato da nessuna parte. Le compagnie petrolifere promettono, a fronte delle loro perforazioni, vantaggi immediati per la collettività che non ci sono mai stati o che comunque non hanno compensato i danni ecologici ed economici per i territori coinvolti. Per costruire un domani ecocompatibile e che davvero ci possa portare fuori dalla attuale pesante crisi occorre guardare al futuro e non al passato. E le fonti energetiche fossili ormai sono soltanto un residuo del passato”.

Da sottolineare infine che quello di Punta Aderci è il più grosso spiaggiamento di balene di tutto il Mediterraneo dalla fine 1800 ad oggi. È inoltre importante evidenziare che l’eccezionale dispiegamento di esperti e di volontari ha portato quattro individui, uno dei quali aveva frammenti di una grossa rete infilata in bocca, a riprendere il mare aperto. “Speriamo che tutto vada per il meglio – afferma la guardia WWF Stefano Taglioli – perché questo sarebbe il premio migliore per il lavoro dei volontari che sono accorsi a decine con commovente abnegazione”.

Pescara, 12 settembre 2014