Colate di cemento a ridosso del fiume
Il WWF annuncia ricorsi al TAR
"Gli ambientalisti contro “Megalò 2” e “Megalò 3” che aggraverebbero la situazione
Il rischio idraulico già aumentato a monte e a valle
La stessa Megalò autorizzata in una situazione di dubbia legittimità"
"Gli ambientalisti contro “Megalò 2” e “Megalò 3” che aggraverebbero la situazione
Il rischio idraulico già aumentato a monte e a valle
La stessa Megalò autorizzata in una situazione di dubbia legittimità"
La realizzazione del centro commerciale Megalò (52.042 mq), nel pieno di un’ansa e cassa di espansione naturale del fiume Pescara ha stravolto il regime idraulico del principale corso d’acqua abruzzese, tant’è vero che il Commissario straordinario per il risanamento del Bacino Aterno Pescara, Adriano Goio, ha ipotizzato nuovi e costosi interventi (costi stimati nel 2011 per l’Aterno Pescara intorno ai 105 milioni di euro!) per la realizzazione di altre casse di espansione in sostituzione di quelle che sono state immotivatamente occupate. Interventi correttivi che graveranno sulle tasche dei cittadini costretti a pagare per una errata gestione del territorio che ha comportato vantaggi per pochi e danni alla collettività.
Come se non bastasse nella stressa area sono in progetto due altri imponenti interventi che porterebbero ulteriori colate di cemento a ridosso del fiume.
Il primo è stato proposto dalla ditta SIRECC S.r.l., la stessa che, dopo alcuni passaggi di proprietà, ha completato e inaugurato nel settembre 2005 il centro commerciale attualmente esistente. Questo progetto, il cosiddetto “Megalò 2”, prevede 5 nuovi edifici accanto all’attuale parcheggio, e ha avuto parere favorevole con prescrizioni dal Comitato VIA nel 2012. Un parere contro il quale il WWF annuncia oggi che presenterà ricorso al TAR. Prima del sì con prescrizioni c’erano stati infatti due pareri non favorevoli dello stesso Comitato VIA annullati dalla Giustizia amministrativa non nel merito ma sostanzialmente per difetto di adeguata istruttoria. “Un annullamento – sottolinea il presidente del WWF Chieti Nicoletta Di Francesco - che nulla toglie alla validità delle considerazioni in base alle quali la localizzazione dell’opera era stata definita non idonea perché in un’ansa del fiume e in un’area a forte criticità ambientale”.
“Lo stesso Megalò, compreso l’argine sul fiume, – aggiunge l’avvocato dell’associazione Francesco Paolo Febbo - è stato del resto realizzato senza alcuna Valutazione di Impatto Ambientale in una situazione di dubbia legittimità in virtù di una normativa regionale rimasta in vigore per soli quattro mesi e più volte giudicata nei documenti dello stesso Comitato VIA illegittima perché in contrasto con la normativa statale e comunitaria in tema di Valutazione d’Impatto Ambientale”. Non a caso una Sottocommissione del Comitato VIA scrive in proposito: “in ragione del grave vulnus arrecato alla tutela dell’ambiente e agli obiettivi della Direttiva 85/337/CE dalla realizzazione di opere (Centro commerciale, viabilità extraurbana, parcheggio ad uso pubblico ed interventi per la regolazione del fiume) prive di ogni valutazione relativa alle ripercussioni ambientali dalle stesse prodotte, la Sottocommissione non può non segnalare al Comitato CCR-VIA l’opportunità di PROPORRE AGLI ORGANI COMPETENTI L’ESERCIZIO DEL POTERE DI RIESAME IN MERITO AI PROVVEDIMENTI PRECEDENTEMENTE ASSUNTI RELATIVAMENTE ALLE OPERE GIA’ REALIZZATE”. “La sottocommissione – conclude l’avv. Febbo - suggerisce cioè di riesaminare la stessa presenza di Megalò, altro che cementificare ancora!”
Del resto che la realizzazione del Centro Commerciale, delle infrastrutture connesse e dell’argine abbia già creato danni, trasferendo il rischio esondazioni a monte e a valle è un fatto certo, che risulta anche in documenti ufficiali. Si può consultare in tal senso la Deliberazione Giunta Regionale 21.05.2012, n. 288 (BURA anno XLIII N. 34 del 20/6/2012) con la quale il PSDA – Piano Stralcio di Difesa dalle Alluvioni - viene adeguato dopo un ricorso della Società Rocco e Domenico Di Marzio s.r.l. positivamente accolto dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (sentenza n° 89 del 26.05.2010), nella quale si legge testualmente che la “più ampia estensione dei vincoli di pericolosità è dovuta al restringimento della sezione di deflusso a seguito della realizzazione degli argini in corrispondenza del Centro Commerciale denominato “Megalò”; tale restringimento produce un innalzamento del tirante idrico a monte delle stesse arginature provocando un maggiore allagamento delle aree, comprese quelle del ricorrente”.
Il secondo progetto, che presenta le stesse criticità e altre a nostro avviso ancora più evidenti, è quello presentato, per la stessa area, da Pinti Carmen e altri e recentemente passato di competenza della ditta AKKA. Altri cinque imponenti edifici il cui progetto, contro il quale il WWF ha già presentato diverse osservazioni scritte e verbali davanti al Comitato VIA, sarà nuovamente esaminato domani. Secondo noi le problematiche sono tali da comportare per forza di cose un giudizio non positivo adeguatamente motivato, ma se così non fosse il ricorso alla giustizia amministrativa potrebbe essere inevitabile.
Tra l’altro ci sono stati depositi di terra, per i quali è intervenuto anche un sequestro disposto dalla Magistratura, che hanno alzato il piano di campagna modificando pesantemente lo stato dei luoghi; ci sono distanze calcolate dalla sponda del fiume e non dall’area demaniale o alluvionale, come previsto nella normativa, e altro ancora. Il tutto col potenziale aumento del rischio idraulico a valle.“Errori urbanistici altrettanto evidenti sono già costati disastri, con enormi danni economici e spesso purtroppo anche con la perdita di vite umane, in varie parti d’Italia. È inconcepibile – conclude Nicoletta Di Francesco - far finta di niente e costruire dove non si può sfidando la natura pur nella consapevolezza che certi errori prima o poi si pagano. Ci sono capannoni dismessi e zone abbandonate: non sarebbe stato logico puntare su quelle invece di scommettere su un’area di esondazione? Il PRUSST non è forse un piano di riqualificazione urbana?”.
Come se non bastasse nella stressa area sono in progetto due altri imponenti interventi che porterebbero ulteriori colate di cemento a ridosso del fiume.
Il primo è stato proposto dalla ditta SIRECC S.r.l., la stessa che, dopo alcuni passaggi di proprietà, ha completato e inaugurato nel settembre 2005 il centro commerciale attualmente esistente. Questo progetto, il cosiddetto “Megalò 2”, prevede 5 nuovi edifici accanto all’attuale parcheggio, e ha avuto parere favorevole con prescrizioni dal Comitato VIA nel 2012. Un parere contro il quale il WWF annuncia oggi che presenterà ricorso al TAR. Prima del sì con prescrizioni c’erano stati infatti due pareri non favorevoli dello stesso Comitato VIA annullati dalla Giustizia amministrativa non nel merito ma sostanzialmente per difetto di adeguata istruttoria. “Un annullamento – sottolinea il presidente del WWF Chieti Nicoletta Di Francesco - che nulla toglie alla validità delle considerazioni in base alle quali la localizzazione dell’opera era stata definita non idonea perché in un’ansa del fiume e in un’area a forte criticità ambientale”.
“Lo stesso Megalò, compreso l’argine sul fiume, – aggiunge l’avvocato dell’associazione Francesco Paolo Febbo - è stato del resto realizzato senza alcuna Valutazione di Impatto Ambientale in una situazione di dubbia legittimità in virtù di una normativa regionale rimasta in vigore per soli quattro mesi e più volte giudicata nei documenti dello stesso Comitato VIA illegittima perché in contrasto con la normativa statale e comunitaria in tema di Valutazione d’Impatto Ambientale”. Non a caso una Sottocommissione del Comitato VIA scrive in proposito: “in ragione del grave vulnus arrecato alla tutela dell’ambiente e agli obiettivi della Direttiva 85/337/CE dalla realizzazione di opere (Centro commerciale, viabilità extraurbana, parcheggio ad uso pubblico ed interventi per la regolazione del fiume) prive di ogni valutazione relativa alle ripercussioni ambientali dalle stesse prodotte, la Sottocommissione non può non segnalare al Comitato CCR-VIA l’opportunità di PROPORRE AGLI ORGANI COMPETENTI L’ESERCIZIO DEL POTERE DI RIESAME IN MERITO AI PROVVEDIMENTI PRECEDENTEMENTE ASSUNTI RELATIVAMENTE ALLE OPERE GIA’ REALIZZATE”. “La sottocommissione – conclude l’avv. Febbo - suggerisce cioè di riesaminare la stessa presenza di Megalò, altro che cementificare ancora!”
Del resto che la realizzazione del Centro Commerciale, delle infrastrutture connesse e dell’argine abbia già creato danni, trasferendo il rischio esondazioni a monte e a valle è un fatto certo, che risulta anche in documenti ufficiali. Si può consultare in tal senso la Deliberazione Giunta Regionale 21.05.2012, n. 288 (BURA anno XLIII N. 34 del 20/6/2012) con la quale il PSDA – Piano Stralcio di Difesa dalle Alluvioni - viene adeguato dopo un ricorso della Società Rocco e Domenico Di Marzio s.r.l. positivamente accolto dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (sentenza n° 89 del 26.05.2010), nella quale si legge testualmente che la “più ampia estensione dei vincoli di pericolosità è dovuta al restringimento della sezione di deflusso a seguito della realizzazione degli argini in corrispondenza del Centro Commerciale denominato “Megalò”; tale restringimento produce un innalzamento del tirante idrico a monte delle stesse arginature provocando un maggiore allagamento delle aree, comprese quelle del ricorrente”.
Il secondo progetto, che presenta le stesse criticità e altre a nostro avviso ancora più evidenti, è quello presentato, per la stessa area, da Pinti Carmen e altri e recentemente passato di competenza della ditta AKKA. Altri cinque imponenti edifici il cui progetto, contro il quale il WWF ha già presentato diverse osservazioni scritte e verbali davanti al Comitato VIA, sarà nuovamente esaminato domani. Secondo noi le problematiche sono tali da comportare per forza di cose un giudizio non positivo adeguatamente motivato, ma se così non fosse il ricorso alla giustizia amministrativa potrebbe essere inevitabile.
Tra l’altro ci sono stati depositi di terra, per i quali è intervenuto anche un sequestro disposto dalla Magistratura, che hanno alzato il piano di campagna modificando pesantemente lo stato dei luoghi; ci sono distanze calcolate dalla sponda del fiume e non dall’area demaniale o alluvionale, come previsto nella normativa, e altro ancora. Il tutto col potenziale aumento del rischio idraulico a valle.“Errori urbanistici altrettanto evidenti sono già costati disastri, con enormi danni economici e spesso purtroppo anche con la perdita di vite umane, in varie parti d’Italia. È inconcepibile – conclude Nicoletta Di Francesco - far finta di niente e costruire dove non si può sfidando la natura pur nella consapevolezza che certi errori prima o poi si pagano. Ci sono capannoni dismessi e zone abbandonate: non sarebbe stato logico puntare su quelle invece di scommettere su un’area di esondazione? Il PRUSST non è forse un piano di riqualificazione urbana?”.
Nicoletta Di Francesco
Per informazioni o per contattare il WWF Chieti, scrivere una email a: chieti@wwf.it
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