lunedì 23 settembre 2013

Colate di cemento a ridosso del fiume. Il WWF annuncia ricorsi al TAR

In data 23 Settembre 2013 il WWF Chieti ha emesso il seguente Comunicato Stampa:

Colate di cemento a ridosso del fiume
Il WWF annuncia ricorsi al TAR
"Gli ambientalisti contro “Megalò 2” e “Megalò 3” che aggraverebbero la situazione
Il rischio idraulico già aumentato a monte e a valle
La stessa Megalò autorizzata in una situazione di dubbia legittimità"

La  realizzazione  del  centro  commerciale  Megalò  (52.042  mq),  nel  pieno  di  un’ansa e cassa di espansione naturale del fiume Pescara ha stravolto il regime idraulico  del principale corso d’acqua abruzzese,  tant’è  vero  che  il  Commissario  straordinario  per  il  risanamento del Bacino  Aterno Pescara, Adriano Goio,  ha ipotizzato nuovi e costosi interventi  (costi stimati nel 2011 per l’Aterno Pescara  intorno  ai  105  milioni  di  euro!)  per  la  realizzazione  di  altre casse di  espansione  in sostituzione di quelle che sono state immotivatamente occupate. Interventi correttivi  che  graveranno sulle tasche dei cittadini costretti a pagare per una  errata gestione del territorio che ha comportato vantaggi per pochi e danni alla collettività.

Come  se  non  bastasse  nella  stressa  area  sono  in  progetto  due  altri  imponenti  interventi che porterebbero ulteriori colate di cemento a ridosso del fiume.

Il primo è stato proposto dalla ditta  SIRECC S.r.l., la stessa che, dopo alcuni  passaggi di proprietà, ha completato e inaugurato nel settembre 2005 il centro commerciale attualmente esistente. Questo progetto, il cosiddetto “Megalò 2”, prevede 5 nuovi edifici accanto all’attuale parcheggio, e ha avuto parere favorevole con prescrizioni dal Comitato VIA nel 2012. Un parere contro il quale  il WWF annuncia oggi che presenterà  ricorso  al TAR. Prima del sì con prescrizioni c’erano stati infatti  due pareri  non  favorevoli  dello  stesso  Comitato  VIA  annullati  dalla Giustizia amministrativa non nel merito ma sostanzialmente per difetto di adeguata istruttoria. “Un annullamento – sottolinea il presidente del WWF Chieti Nicoletta Di Francesco - che nulla toglie alla validità delle considerazioni in base alle quali la localizzazione dell’opera era stata definita non idonea perché in un’ansa del fiume e in un’area a forte criticità ambientale”.

“Lo stesso Megalò, compreso l’argine sul fiume,  –  aggiunge l’avvocato dell’associazione Francesco Paolo Febbo  -  è stato  del resto  realizzato  senza alcuna  Valutazione di  Impatto Ambientale  in una situazione di dubbia legittimità in virtù di una normativa regionale rimasta in vigore per soli quattro mesi e più volte giudicata nei documenti dello stesso  Comitato VIA illegittima perché in contrasto con la normativa  statale e comunitaria in tema di Valutazione d’Impatto Ambientale”. Non a caso una  Sottocommissione  del Comitato VIA scrive in proposito: “in ragione del grave  vulnus  arrecato alla  tutela  dell’ambiente  e  agli  obiettivi  della  Direttiva 85/337/CE  dalla  realizzazione  di  opere (Centro  commerciale,  viabilità  extraurbana, parcheggio ad  uso  pubblico  ed  interventi  per  la regolazione  del  fiume)  prive  di  ogni  valutazione relativa  alle  ripercussioni  ambientali  dalle  stesse prodotte,  la  Sottocommissione  non  può non   segnalare  al  Comitato  CCR-VIA  l’opportunità  di PROPORRE  AGLI  ORGANI  COMPETENTI L’ESERCIZIO  DEL  POTERE  DI  RIESAME  IN MERITO  AI  PROVVEDIMENTI  PRECEDENTEMENTE ASSUNTI  RELATIVAMENTE  ALLE OPERE GIA’ REALIZZATE”.  “La sottocommissione  –  conclude l’avv. Febbo  -  suggerisce cioè di riesaminare la stessa presenza di Megalò, altro che cementificare ancora!”

Del  resto  che  la  realizzazione  del  Centro  Commerciale,  delle  infrastrutture  connesse  e dell’argine abbia  già  creato  danni,  trasferendo  il  rischio  esondazioni  a  monte  e  a  valle  è un  fatto  certo,  che risulta anche in documenti ufficiali. Si può consultare in tal senso la Deliberazione Giunta Regionale 21.05.2012, n. 288  (BURA anno XLIII N. 34 del 20/6/2012) con la quale il PSDA  –  Piano Stralcio di  Difesa  dalle  Alluvioni  -  viene  adeguato  dopo  un  ricorso della  Società  Rocco  e  Domenico  Di Marzio s.r.l.  positivamente accolto dal  Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche  (sentenza  n° 89 del  26.05.2010),  nella  quale  si  legge  testualmente che  la  “più  ampia  estensione  dei  vincoli  di pericolosità  è  dovuta  al  restringimento della sezione  di  deflusso  a  seguito  della  realizzazione degli  argini  in  corrispondenza del  Centro Commerciale  denominato  “Megalò”;  tale restringimento  produce  un innalzamento  del  tirante idrico  a  monte  delle  stesse  arginature provocando un maggiore allagamento delle aree, comprese quelle del ricorrente”. 

Il  secondo  progetto,  che  presenta  le  stesse  criticità  e  altre  a  nostro  avviso  ancora  più evidenti,  è quello presentato, per la stessa area, da Pinti Carmen e altri e recentemente passato di competenza della  ditta  AKKA.  Altri  cinque  imponenti  edifici  il  cui  progetto,  contro  il quale  il  WWF  ha  già presentato  diverse  osservazioni  scritte  e  verbali  davanti  al  Comitato VIA,  sarà  nuovamente esaminato  domani.  Secondo  noi  le  problematiche  sono  tali  da comportare  per  forza  di  cose  un giudizio  non  positivo  adeguatamente  motivato,  ma  se così  non  fosse  il  ricorso  alla  giustizia amministrativa potrebbe essere inevitabile.

Tra l’altro ci sono stati depositi di terra,  per  i quali  è intervenuto  anche un sequestro disposto dalla Magistratura, che hanno alzato il piano di campagna modificando pesantemente lo stato dei luoghi; ci  sono  distanze  calcolate  dalla  sponda  del  fiume  e  non  dall’area  demaniale  o alluvionale,  come previsto nella normativa, e altro ancora. Il tutto col potenziale aumento del rischio idraulico a valle.“Errori urbanistici altrettanto evidenti sono già costati disastri, con enormi danni economici e spesso purtroppo  anche  con  la  perdita  di  vite  umane,  in  varie  parti d’Italia.  È  inconcepibile  –  conclude Nicoletta Di Francesco  -  far finta di niente e costruire dove non si può sfidando la natura pur nella consapevolezza  che  certi  errori  prima  o  poi  si pagano.  Ci  sono  capannoni  dismessi  e  zone abbandonate:  non  sarebbe  stato  logico puntare  su  quelle  invece  di  scommettere  su  un’area  di esondazione? Il PRUSST non è forse un piano di riqualificazione urbana?”.

Nicoletta Di Francesco

Per informazioni o per contattare il WWF Chieti, scrivere una email a: chieti@wwf.it

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